L'Infinito
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe,che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando,interminati
spazi di là da quella,e sovrumani
silenzi,e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo;ove per poco
il cor non si spaura.E come il vento
odo stormir tra queste piante,io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando:e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni,e la presente
e viva,e il suon di lei.Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.
G.Leopardi
domenica 7 dicembre 2014
lunedì 18 agosto 2014
San Martino Giosuè Carducci
San Martino
La nebbia agli irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mare;
Ma per le vie del borgo.
Dal ribollir dè tini.
Va l'aspro odor de i vini.
L'anime a rallegrar.
Gira sù ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.
Giosuè Carducci
lunedì 11 agosto 2014
La pioggia nel pineto Gabriele D'Annunzio
La pioggia nel pineto
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
Gabriele D'Annunzio
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
Gabriele D'Annunzio
domenica 10 agosto 2014
I pastori Gabriele D'annunzio
I pastori
Settembre,andiamo!E' tempo di emigrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono al l’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti alpestri
ché sapor d’acqua natia
rimanga nei cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
Oh voce di colui che primamente
conobbe il tremolar della marina!
Ora lungh’esso il litoral
cammina la greggia.
Senza mutamento è l’aria
e il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquìo, calpestìo, dolci rumori.
Ah perché non son io coi miei pastori?
Gabriele D'annunzio
Nacque a Pescara nel 1863 e morì a Gardone(Lago di Garda)1938.Fu anche combattente nella I guerra mondiale come aviatore.Il suo stile è molto ricco di similitudini,ma a volte è anche un pò retorico.
Settembre,andiamo!E' tempo di emigrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono al l’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti alpestri
ché sapor d’acqua natia
rimanga nei cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
Oh voce di colui che primamente
conobbe il tremolar della marina!
Ora lungh’esso il litoral
cammina la greggia.
Senza mutamento è l’aria
e il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquìo, calpestìo, dolci rumori.
Ah perché non son io coi miei pastori?
Gabriele D'annunzio
Nacque a Pescara nel 1863 e morì a Gardone(Lago di Garda)1938.Fu anche combattente nella I guerra mondiale come aviatore.Il suo stile è molto ricco di similitudini,ma a volte è anche un pò retorico.
"I fiumi e la dolina" Giuseppe Ungaretti
"I fiumi e la dolina"
Mi teno a quest'albero mutilato
abbandonato in questa dolina
che ha il languore di un circo
prima o dopo lo spettacolo.
E guardo il passaggio quieto
delle nuvole sulla luna.
Stamani mi sono disteso
in un'urna d'acqua
e come una reliquia
ho riposato.
L'Isonzo scorrendo
mi levigava come
un suo sasso.
Giuseppe Ungaretti
Nacque ad Alessandria d'Egitto nel 1888,da genitori italiani.Fu professore all'università in Brasile,poi a Roma.Morì nel 1970.
Le caratteristiche della sua poesia sono.
1)i valori essenziali ( Dio,la famiglia,l'amicizia,lo studio,l'arte) non è superficiale o retorico (vanitoso).
2)la lingua è semplice,le sue parole possono essere di tutti ma sono collocate in modo intenso.
3)la metrica (il ritmo);fa dei versi corti con molte pause.
Es.Una sua poesia è fatta di due soli versi :"M'illumino d'immenso".
4)le immagini (similitudini)sono derivati da cose comuni.
5)fu però uno dei poeti ermetici(Quasimodo e Montale)perchè il suo significato(che sembra chiaro)a volte è chiuso nasconde delle idee e dei sentimenti più profondi.
Mi teno a quest'albero mutilato
abbandonato in questa dolina
che ha il languore di un circo
prima o dopo lo spettacolo.
E guardo il passaggio quieto
delle nuvole sulla luna.
Stamani mi sono disteso
in un'urna d'acqua
e come una reliquia
ho riposato.
L'Isonzo scorrendo
mi levigava come
un suo sasso.
Giuseppe Ungaretti
Nacque ad Alessandria d'Egitto nel 1888,da genitori italiani.Fu professore all'università in Brasile,poi a Roma.Morì nel 1970.
Le caratteristiche della sua poesia sono.
1)i valori essenziali ( Dio,la famiglia,l'amicizia,lo studio,l'arte) non è superficiale o retorico (vanitoso).
2)la lingua è semplice,le sue parole possono essere di tutti ma sono collocate in modo intenso.
3)la metrica (il ritmo);fa dei versi corti con molte pause.
Es.Una sua poesia è fatta di due soli versi :"M'illumino d'immenso".
4)le immagini (similitudini)sono derivati da cose comuni.
5)fu però uno dei poeti ermetici(Quasimodo e Montale)perchè il suo significato(che sembra chiaro)a volte è chiuso nasconde delle idee e dei sentimenti più profondi.
Lettera alla madre Salvatore Quasimodo
LETTERA ALLA MADRE
«Mater dulcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d'amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.» - Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. -
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell'Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d'eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell'ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m'ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l'orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dulcissima mater.»
Salvatore Quasimodo
(1901-1968)nacque a Modica (Ragusa).Come Ungaretti,Montale e Saba appartiene al gruppo dei poeti ermetici"chiusi"essenziali,che fanno le similitudini abbreviate.
Opere:Ed è subito sera"giorno dopo giorno"...
Nel 1959 vinse il premio Nobel.
«Mater dulcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d'amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.» - Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. -
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell'Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d'eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell'ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m'ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l'orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dulcissima mater.»
Salvatore Quasimodo
(1901-1968)nacque a Modica (Ragusa).Come Ungaretti,Montale e Saba appartiene al gruppo dei poeti ermetici"chiusi"essenziali,che fanno le similitudini abbreviate.
Opere:Ed è subito sera"giorno dopo giorno"...
Nel 1959 vinse il premio Nobel.
Alla madre malata Giovanni Cena
"Alla madre malata"
Mamma,questa d'Ottobre così gaia
giornata,sembra d'una Primavera
ultima.Senti?Rondinelle a schiera
empiono di bisbigli la grondaia.
Senti?Tutto è brusio.biondo nell'aia
il sol tiepido ancora.Ma l'intera
famiglia è qui d'intorno e prega e spera
che dalla casa il reo morbo scompaia.
Oggi si spilla il vino e si ripone
il granturco;a noi il buon
Signore
nulla di queste cose diede,mamma.
Pur siamo lieti,poi che il buon
Signore
ancor appresta molte cose buone:
la tua salute,il tuo sorriso
o mamma...
Giovanni Cena
Nacque a Montanaro (Torino) nel 1870 e morì nel 1917.Egli esprime i sentimenti di affetto e riconoscenza verso la famiglia.
Mamma,questa d'Ottobre così gaia
giornata,sembra d'una Primavera
ultima.Senti?Rondinelle a schiera
empiono di bisbigli la grondaia.
Senti?Tutto è brusio.biondo nell'aia
il sol tiepido ancora.Ma l'intera
famiglia è qui d'intorno e prega e spera
che dalla casa il reo morbo scompaia.
Oggi si spilla il vino e si ripone
il granturco;a noi il buon
Signore
nulla di queste cose diede,mamma.
Pur siamo lieti,poi che il buon
Signore
ancor appresta molte cose buone:
la tua salute,il tuo sorriso
o mamma...
Giovanni Cena
Nacque a Montanaro (Torino) nel 1870 e morì nel 1917.Egli esprime i sentimenti di affetto e riconoscenza verso la famiglia.
lunedì 4 agosto 2014
L'aquilone Giovanni Pascoli
L'aquilone
C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove,
e sento
che sono intorno nate le viole.
Son nate nella selva del convento dei cappuccini,
tra le morte foglie
che al ceppo delle querce agita il vento.
Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle,e visita le chiese di campagna
ch'erbose hanno le soglie:
un'aria d'altro luogo e d'altro mese
e d'altra vita: un'aria celestina
celestina che regga molte bianche ali sospese...
si,gli aquiloni!è questa una mattina
che non c'è scuola,siamo usciti a schiera
tra le siepi di rovo e d'albaspina
...........................................................
ognuno manda da una balza
la sua cometa per il ciel turchino.
Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
risale, prende il vento; ecco piano piano
tra un lungo dei fanciulli urlo
s'innalza
s'innalza e ruba il filo dalla mano
come un fiore che fugga sullo stelo
esile,e vada a rifiorir lontano
............................................................
Giovanni Pascoli
Nacque nel 1855 a S.Mauro di Romagna.Suo padre gli fu assasinato;egli cerco di superare il dolore con la fiducia,il conforto delle cose semplici e umili.
C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove,
e sento
che sono intorno nate le viole.
Son nate nella selva del convento dei cappuccini,
tra le morte foglie
che al ceppo delle querce agita il vento.
Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle,e visita le chiese di campagna
ch'erbose hanno le soglie:
un'aria d'altro luogo e d'altro mese
e d'altra vita: un'aria celestina
celestina che regga molte bianche ali sospese...
si,gli aquiloni!è questa una mattina
che non c'è scuola,siamo usciti a schiera
tra le siepi di rovo e d'albaspina
...........................................................
ognuno manda da una balza
la sua cometa per il ciel turchino.
Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
risale, prende il vento; ecco piano piano
tra un lungo dei fanciulli urlo
s'innalza
s'innalza e ruba il filo dalla mano
come un fiore che fugga sullo stelo
esile,e vada a rifiorir lontano
............................................................
Giovanni Pascoli
Nacque nel 1855 a S.Mauro di Romagna.Suo padre gli fu assasinato;egli cerco di superare il dolore con la fiducia,il conforto delle cose semplici e umili.
domenica 3 agosto 2014
Poesia della mamma Francesco Pastonchi
Poesia della mamma
Una mamma è come
un albero grande,
che tutti i suoi frutti ti dà:
per quanti gliene domandi
sempre uno ne troverà.
Ti dà il frutto,
il fiore,la foglia:
per te di tutto si spoglia;
anche i rami si taglierà.
Una mamma è come
un albero grande.
Una mamma è come
una sorgente,
più ne togli acqua,
più ne getta,
nel suo fondo non vedi belletta
sempre fresca,sempre lucente,
nell'ombra e nel sole
è corrente.
Non sgorga che
per dissetarti,
se arrivi ride,
piange se parti,
una mamma è come
una sorgente!
Una mamma è come
il mare,
non c'è tesoro che non nasconda
continuamente come l'onda ti culla
e ti viene a baciare.
Con la ferita più profonda
non potrai farla sanguinare.
Subito torna ad azzurreggiare:
una mamma è come
il mare.
Una mamma è questo mistero:
tutto comprende,tutto perdona,
tutto soffre,tutto dona...
Francesco Pastonchi
Nacque nel 1875 a Imperia(Liguria)e morì nel 1953.Il suo stile esprime la bontà.
Una mamma è comeun albero grande,
che tutti i suoi frutti ti dà:
per quanti gliene domandi
sempre uno ne troverà.
Ti dà il frutto,
il fiore,la foglia:
per te di tutto si spoglia;
anche i rami si taglierà.
Una mamma è come
un albero grande.
Una mamma è come
una sorgente,
più ne togli acqua,
più ne getta,
nel suo fondo non vedi belletta
sempre fresca,sempre lucente,
nell'ombra e nel sole
è corrente.
Non sgorga che
per dissetarti,
se arrivi ride,
piange se parti,
una mamma è come
una sorgente!
Una mamma è come
il mare,
non c'è tesoro che non nasconda
continuamente come l'onda ti culla
e ti viene a baciare.
Con la ferita più profonda
non potrai farla sanguinare.
Subito torna ad azzurreggiare:
una mamma è come
il mare.
Una mamma è questo mistero:
tutto comprende,tutto perdona,
tutto soffre,tutto dona...
Francesco Pastonchi
Nacque nel 1875 a Imperia(Liguria)e morì nel 1953.Il suo stile esprime la bontà.
L'autunno, G. Apollinaire
"L'autunno"
Passano nella nebbia
un contadino e il suo bue,
lentamente,
nella nebbia d'Autunno
che nasconde i poveri tuguri.
E mentre s'allontana,
il contadino canta
una canzone triste
"Ah...!l'Autunno
l'Autunno ha sepolto l'estate...
Passano nella nebbia
un contadino e il suo bue!
Guillaume Apollinaire
Poeta francese nato da madre polacca e padre italiano nel 1880. Amico di Picasso,partecipò all'associazione del cubismo.
Passano nella nebbia
un contadino e il suo bue,
lentamente,
nella nebbia d'Autunno
che nasconde i poveri tuguri.
E mentre s'allontana,
il contadino canta
una canzone triste
"Ah...!l'Autunno
l'Autunno ha sepolto l'estate...
Passano nella nebbia
un contadino e il suo bue!
Guillaume Apollinaire
Poeta francese nato da madre polacca e padre italiano nel 1880. Amico di Picasso,partecipò all'associazione del cubismo.
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